Kyu-Do
TIRO CON L'ARCO TRADIZIONALE GIAPPONESE
Stile SHAHO-HASSETSU della ALL JAPAN KYUDO FEDERATION
(insegnante M° Santo Elici - Renshi 5° dan (A.N.K.F.))
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I corsi di Kyudo si svolgono tutti i Martedì e Giovedì, eccetto i giorni festivi, dalle ore 19.00 alle 20.30.
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Il Kyudo è fondamentalmente diverso dalla moderna arcieria occidentale. Quest'ultima, infatti, ha come scopo primario il centrare il bersaglio; il Kyudo, di contro, ha come fine ultimo il centrarsi dell' Essere Umano.
L'arco giapponese (yumi o kyu) è estremamente caratteristico nella sua struttura: asimmetrico, viene impugnato ad un terzo della sua lunghezza (di oltre due metri) con la parte più corta posta in basso. L'arco classico giapponese è realizzato in bambù, così come di sottili bambù sono le frecce (ya) la cui lunghezza è di circa un metro, tre lunghe sezioni di piume animali offrono la stabilità necessaria.
L’arco viene sempre impugnato con la mano sinistra e la destra opera la trazione sulla corda per mezzo di uno speciale guanto (kageo) realizzato in pelle di cervo, di cui troviamo esempi di pregevole fattura.
Fisicamente il Kyudo consente un totale ed armonico sviluppo corporeo utilizzando sia gli arti superiori che quelli inferiori in maniera completa.
Lo studio del Kyudo può essere intrapreso a tutte le età, comunque sono fondamentalmente necessari due elementi: uno spirito sincero ed una buona educazione.
Noi crediamo che il Kyudo sia la pratica dell'Equilibrio: solo l'Equilibrio potrà fornirci la chiave di accesso verso stati di coscienza più reali.
"La vera Eleganza è frutto esclusivo di un perfetto Equilibrio".
Nello studio del Kyudo l'Eleganza dovrebbe essere manifestata dall'Essere Umano che pratica al suo massimo livello, il comune osservatore non ne percepisce l'Equilibrio come fattore fondamentale ma coglie esclusivamente la perfetta Eleganza.
Nel Kyudo l'Essere Umano, l'arco, la freccia ed il bersaglio aspirano all'Unità. Realizzata tale concezione spirituale diventa del tutto irrilevante il desiderio di colpire o meno il centro del bersaglio ed al contempo è impossibile non colpirlo, sia che esso sia posto a 2 metri (sessione di studio) sia a 28 metri (sessione d' esame) o in entrambe le distanze nei casi di cerimonie particolari.

Mato
Lo studio del tiro con l'arco attraversa. vari stadi di coscienza finché il concetto egoistico di "io" e "non-io" si annullano nell'identità di tutte le cose e la volontà di colpire il bersaglio viene abbandonata lasciando spazio a verità (shin), bontà (zen) e bellezza (bi): solo realizzata questa condizione interiore il rilascio della freccia sarà naturale e l'Essere Umano si centrerà infallibilmente.
''Nel Kyudo è necessario creare spazio all'interno per crescere all'esterno".

Il Maestro Santo Elici - Meiji Jingu - Chuo Dojo - Tokyo 15.04.2007

Dimostrazione a Villa Lampedusa, Palermo

Kanomata Kiyoshi Sensei
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"Gli europei, per aumentare la capacità di immagazzinamento di energia e continuare a bucare le armature, si rivolsero alla tecnologia riesumando la balestra; in pratica risolsero la questione migliorando il sistema d'arma in dotazione sostituendolo con uno più potente.
I nipponici, alle prese con identico problema, avevano invece fatto appello all'affinamento delle capacità psicofisiche dei loro guerrieri per elaborare tecniche che consentissero di aumentare l'energia integrando nel sistema d'arma anche il Tiratore, cedendo così alla freccia l'energia accumulata nello Yumi e contemporaneamente altra energia espressa dall'arciere. In pratica il Giappone, secondo il suo costume che trae il massimo dalle risorse disponibili, ha scelto di migliorare l'arciere conservando l'arco".

Yabusame
"Sicuramente il Kyudo coinvolge l'individuo non solo nella sua sfera fisica, ma anche e soprattutto in quella mentale e spirituale, conducendo l'individuo all'ottenimento di una profonda energia che una volta esplicata gli permette di realizzare al meglio qualsiasi impegno. Il corretto uso di tale forza consente di ottenere i migliori risultati senza quasi l'ausilio della forza muscolare. I più valenti maestri di tiro insegnano, attraverso la meditazione, la concentrazione ed attenti esercizi respiratori, la via per il raggiungimento di questa forma di energia (chiamata Ki in Giappone) che permetterà di tirare senza la minima forza muscolare, ma semplicemente come conseguenza naturale di un'assoluta concentrazione".
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L'anima nascosta del Giappone
"Lo spirito del Giappone più che spiegato o studiato va semplicemente sentito, assorbito.
Ricopiando il sutra nell'atmosfera rarefatta del tempio, l'unico rumore che avvertivo era il battere implacabile della pioggia che innaffiava naturalmente i celebrati muschi, e ad ogni tratto del pennello affondavo lentamente sempre più nel terreno inesprimibile del sacro" ".